Fin dall’inizio della pandemia il gruppo FDI ha proposto di riorganizzare la rete ospedaliera e di trasformare alcune strutture sanitarie esistenti in Covid Hospital. Per due motivi: 1) Per non sospendere le attività di medicina, di chirurgia generale,  di cardiologia, di cardiochirurgia, di oncologia ecc. (cosa che  già  che sta avvenendo) e garantire dunque tutti gli interventi programmati  a tutela dei pazienti in lista d’attesa che spesso attendono già da troppo tempo. 2)  Per evitare che gli operatori sanitari dedicati al Covid  entrino in contatto con i colleghi di altri reparti con la possibilità di creare ulteriori problemi di infezione e propagazione del virus, cosi come   per i pazienti no Covid che rischiano invece il contagio, come purtroppo è già avvenuto piu volte. È sotto gli occhi di tutti quello che avviene ogni giorno nei Pronto  Soccorso della nostra regione, dove oltre a regnare il caos, diventa molto complicato, per non dire impossibile, creare dei percorsi differenziati tra utenti positivi e non contagiati. Riteniamo infatti un errore la strategia di creare nel Lazio tutta una serie di reparti Covid a macchia di leopardo. Nel Lazio ci sono varie realtà che potrebbero essere destinate per affrontare l’emergenza a diventare Covid Hospital  e che, una volta terminata questa, potrebbero essere recuperate e riutilizzate in varie discipline sanitarie, a seconda delle esigenze della sanità laziale. Un esempio concreto che si potrebbe realizzare in pochissimi mesi, e che se si fosse fatto, come promesso dall’assessore Alessio D’Amato nel mese di maggio in commissione sanità, dopo la nostra proposta, oggi sarebbe pronto e operativo, è quello delle Torri di Tor Vergata. Un edificio di undici piani, totalmente staccato dal PTV, che oggi ha attivi solamente quattro piani. Nei restanti sette, bisognerebbe pavimentare e realizzare gli impianti. Considerando quaranta posti letto a piano, si potrebbero avere  duecento ottanta posti letto ordinari covid e, oltre  ai servizi connessi ed ai laboratori,  si potrebbe pensare anche alla  predisposizione di 40/50 posti  tra terapia intensiva e sub/intensiva. E’ questa un’ idea, una proposta seria realizzabile in pochissimo tempo, con costi contenuti che il sistema sanitario si sarebbe ritrovato per sempre.  Oggi invece la nostra regione è piena di reparti covid ( 5.300 posti letto ) realizzati all’ interno di molti ospedali della rete ospedaliera, che penalizza e indebolisce  fortemente il sistema sanitario laziale.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>