Nella seduta straordinaria del Consiglio Regionale sulla sanità che si è tenuta il 31 luglio il presidente Zingaretti  ha provato a  convincerci che la sanità laziale funziona e che tutto va bene. Ma se si ascoltano gli operatori e gli utenti, come mi è capitato di fare nel corso delle mie visite presso i pronto soccorso della regione, ci si accorge facilmente che la realtà è ben diversa. Ci sono tante problematiche e carenze che non possono essere sottaciute. Il sovraffollamento, appunto, dei pronto soccorso, il taglio dei posti letto, le infinite liste di attesa, il tema del personale precario e di quello prescritto, sono questioni reali ed evidenti che vanno assolutamente affrontate. C’è una percezione molto negativa dello stato delle cose e sbagliano Zingaretti, l’assessore D’Amato  e la sua maggioranza ad autoconvincersi che la sanità non ha problemi,  perché la verità è che  il sistema non funziona, non è virtuoso e non ha quella dignità che si merita una regione come il Lazio che all’interno ha una città che si chiama “Roma”.  Quello che serve? Iniziamo con il dire che serve un forte potenziamento del territorio e che le Case della Salute sono state solo un ottimo spot, tanto è  vero che l’utente  si rifugia o comunque trova, come unico punto di riferimento, sempre il pronto soccorso. Chiunque vada lì, chiaramente va accolto: quindi, l’ingolfamento e l’intasamento. Una parte del problema potrebbe ad esempio risolversi con un piano straordinario sull’assistenza domiciliare. Il tema centrale quindi, secondo me, è quello del territorio. E un altro tema centrale è quello della necessità di un piano straordinario per attrarre personale medico e non medico nei pronto soccorsi. Bisogna trovare qualche risorsa per mettere un’indennità, come è stato fatto a livello nazionale. Serve poi  anche un nuovo piano assunzionale (e affrontare la tematica del personale prescritto). Il debito complessivo è ancora un macigno, nel Lazio. Come dice anche la Corte dei Conti, bisogna eliminare tutta una serie di spese improduttive, di costi improduttivi. Bisogna migliorare gli investimenti, bisogna puntare molto sulla tecnologia, bisogna fare attenzione ad evitare una serie di errori. C’è anche il tema della semplificazione, assai caro a tutta la politica. Ricordo che abbiamo approvato in Consiglio una norma importante che semplifica veramente tutto il processo complicatissimo delle richieste di autorizzazione alla realizzazione di strutture sanitarie e di autorizzazione all’esercizio. Abbiamo fatto una buona norma. È stato fatto anche rispetto alle strutture di ricovero e cura. Abbiamo semplificato la verifica di compatibilità e il fabbisogno. Dobbiamo però ancora approvare, dopo nove mesi, il regolamento.  In conclusione, c’è ancora tantissima strada da fare perché a fronte di alcuni dati positivi (anche se va ricordato che il Fondo sanitario regionale da 9,980 miliardi del 2012 è arrivato a 10,750 miliardi aumentando, quindi, di più di 800 milioni)  la percezione è che le falle del sistema sanitario laziale sono ancora tante.

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